HACKER

Regole d'ingaggio per i test di sicurezza

Sono lo standard che ogni membro della rete si impegna a rispettare quando prova un sistema: dove si può lavorare, quando, cosa non si fa mai e cosa succede se qualcosa si ferma. Sono pubbliche apposta: chi commissiona un test può leggerle prima, e qualunque professionista può usarle come base del proprio contratto. Sono un modello preimpostato: vanno adattate a ogni lavoro, al perimetro e alle esigenze del cliente.

  1. Si lavora solo dove è scritto. Si provano esclusivamente i sistemi elencati per iscritto dal cliente. Quello che non è scritto non si tocca, nemmeno se è raggiungibile da quelli autorizzati. I servizi di terzi collegati — pagamenti, posta, statistiche — restano fuori, salvo permesso scritto anche del loro fornitore.
  2. Si lavora solo quando è concordato. Le prove si eseguono dentro le date e la fascia oraria concordate, con gli orari scritti a 24 ore e il fuso orario accanto. Fuori da quella finestra non si esegue nulla. Se serve più tempo, si concorda per iscritto.
  3. Da remoto, salvo accordo. Il lavoro si svolge attraverso la rete, sui soli sistemi indicati. La presenza fisica in sede si concorda a parte e per iscritto.
  4. Cosa non si fa, mai. Niente prove che mirano a far cadere o rallentare i sistemi. Niente dati cancellati, modificati o cifrati. Niente telefonate o email ingannevoli al personale, se non previste espressamente e per iscritto. Prove di carico o di ingegneria sociale si concordano a parte.
  5. Se qualcosa si ferma, si ferma tutto. Se un sistema si blocca o rallenta, le prove si interrompono subito e si chiama il riferimento indicato dal cliente, che deve essere raggiungibile per tutta la finestra.
  6. Niente armi consegnate. Exploit, ransomware o malware non vengono consegnati a nessuno né lasciati sui sistemi. Quello che serve a dimostrare un difetto si cancella a fine test. Il cliente riceve cosa era esposto, quanto è grave e come si chiude — non lo strumento usato.
  7. La crittografia si guarda sempre. In ogni test si controlla come sono protetti dati e accessi: chiavi scritte nel codice, protezioni superate, certificati scaduti o configurati male, password conservate in modo debole. Un test non è una certificazione di conformità: quella la rilascia un ente accreditato.
  8. Quello che si vede resta riservato. I dati riservati incontrati durante un test restano coperti da riservatezza senza scadenza, non si copiano fuori se non nel minimo necessario a dimostrare il problema, e nel referto sono oscurati.
  9. Il referto è del cliente. Il documento finale è di proprietà del cliente. Non si usa come caso di studio e il nome del cliente non compare in nessun materiale senza la sua autorizzazione scritta.
  10. La copia di sicurezza è consigliata. Prima di un test si raccomanda una copia di sicurezza recente e verificata: il rischio di un test non si azzera mai. Se il cliente non l'ha, si lavora con la massima prudenza e il rischio resta suo, dichiarato per iscritto.
  11. Cosa un test non è. Un test dice cosa è stato trovato nel perimetro e nel tempo concordati. Non garantisce che il sistema sia inattaccabile.
  12. Chi autorizza deve poterlo fare. Chi commissiona il test dichiara per iscritto di essere titolare dei sistemi, o di avere il permesso scritto di chi lo è. Se i sistemi stanno presso un fornitore terzo, serve anche il suo permesso.

Gli accordi economici e il contratto restano fra il membro e il cliente: Boutique Hacker non è parte del lavoro, verifica le certificazioni di chi entra e pubblica queste regole. Il modello si fornisce così com'è: definire il perimetro, ottenere le autorizzazioni e adattare le regole al singolo lavoro è responsabilità esclusiva del membro e del cliente. Boutique Hacker non risponde di errori nel perimetro, di autorizzazioni mancanti né di danni derivanti dal lavoro svolto.

Modello di perimetro da compilare →